Passeggiata con Paolo Gisonni, giocatore della Lazio Rugby e stella d’oro al Merito sportivo: il video

Lui è Paolo Gisonni, 21 anni, tallonatore della S.S. Lazio Rugby 1927 – Il primo XV in Italia. Da poco gli è stata conferita dal CONI la stella d’oro al merito sportivo, per l’impegno profuso al servizio della collettività nel periodo della pandemia. All’epoca, Paolo faceva parte dell’Amatori Rugby Napoli, con cui ha condiviso il percorso di volontariato e l’orgoglio di questa onorificenza. L’abbiamo incontrato ed è uscita fuori una chiacchierata densa di significati.

Figlio di un medico impegnato in prima linea presso il Policlinico Federico II di Napoli, un anno fa Paolo ha subito espresso la sua volontà di essere parte attiva nella lotta al COVID-19: “Ne ho parlato con mio padre appena è scoppiata l’emergenza. Sicuramente non potevo essere in prima linea come lui, ma volevo dare il mio contributo in seconda linea e aiutare chi ne aveva bisogno in quel momento di totale emergenza”.

E così è iniziata la sua assistenza agli anziani assieme alla Comunità di Sant’Egidio di Napoli. Assistenza materiale, con la spesa o le commesse quotidiane in farmacia, e sostegno umano, che è soprattutto sostegno reciproco, dato che gli anziani sono persone che possono insegnarci con la loro esperienza a rendere fruttuosa la nostra.

Mentre ci racconta l’attività di volontariato che gli ha impreziosito la vita nell’ultimo anno, colpiscono tre cose di Paolo: la maturità a fronte della giovanissima età, intesa come senso di responsabilità verso il prossimo, la volontà di condividere il riconoscimento con i suoi compagni di viaggio dell’Amatori Rugby Napoli e la propensione alla gratitudine: verso il padre medico che lo ha incoraggiato nella decisione, verso la società Rugby Napoli da cui è nata l’idea iniziale e verso gli amici con cui ha condiviso quelle ore di vicinanza a delle persone in quel momento esposte alle criticità del virus e perciò più fragili.

E camminando tra i vicoli di una Trastevere che lentamente torna a un barlume di socialità, con tutte le accortezze del caso, e quindi alla vita, sono lampanti le corrispondenze, le similitudini, gli accordi delle propensioni e dei talenti che trovano realizzazione sia nel Rugby che nel volontariato: il senso di famiglia e di comunità che si tende la mano trovano casa e realizzazione nel pallone ovale quanto nell’aiuto al prossimo.

Trastevere non a caso. Sia perché per l’appunto icona di una Roma passata popolare e inclusivamente comunitaria, sia soprattutto perché sede nazionale della Comunità di Sant’Egidio, un modo per sentirci un po’ più in continuità geografica e sulla lunghezza d’onda giusta della sua esperienza partenopea.

Paolo nonostante la giovane età è un ragazzo molto deciso, dagli obiettivi chiari e con l’energia giusta per realizzare le sue vocazioni e i suoi sogni. Da buon rugbista ha le spalle larghe a sufficienza e l’energia in abbondanza per dedicare parte della stessa a chi ne ha meno in corpo e nello spirito, e lo fa come estensione naturale della propria esistenza, senza celebrazioni.


Quelle gliele dedichiamo, nel giusto, noi perché Paolo oltre ad indossare sul campo l’aquila sul petto, e ad arricchire la nostra Polisportiva, incarna esattamente la mission della Fondazione S.S. Lazio 1900: amore allo sport e servizio agli altri.

La nostra passeggiata è trascorsa in un batter d’ali, siamo ai saluti in Santa Maria in Trastevere. In mezzo alla piazza, il suo impegno a fare parte della Fondazione S.S. Lazio 1900 è la naturale conseguenza, ma anche un atto profondamente simbolico: qui dove sgorgò la fons olei, che la tradizione dice essere all’origine dell’edificazione della Basilica di Santa Maria in Trastevere, qui diviene linfa l’impegno della Fondazione, attraverso le proprie ramificazioni: 10.000 tra atleti, tecnici, dirigenti, di cui il Paolo è orgogliosamente esempio.

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