Sport al femminile nella “Podistica”, l’articolo di Marco Impiglia

di Marco Impiglia

Quando, nell’estate del 1921, la SP Lazio diventava “ente morale”, essa oscillava tra i 3.000 e i 4000 soci. Per via della molteplicità delle attività non solo sportive ma anche ricreative e culturali nelle quali si impegnava, una buona parte dei frequentatori della sede all’ex Convento dei Cappuccini a via Veneto erano donne e bambini/e, ragazzi e ragazze. Straordinario, no?

Il richiamo della Lazio balleriniana contava su divertimenti e attenzioni culturali graditi alla borghesia dell’epoca, alcuni dei quali potrebbero apparire abbastanza incredibili, se paragonati all’apericena delle sette o alla lezione di mezzogiorno a Villa Pamphili di ginnastica orientale. Citiamoli, allora. Quando la Berta filava, quasi tutti i tesserati della Podistica Lazio non si interessavano al football o all’atletica leggera, bensì all’escursionismo sui monti e alle passeggiate archeologiche, alle conferenze dei professori e ai concerti musicali, al ballo del fox-trot, e frequentavano le scuole di ricamo, le lezioni di orticoltura, arpa e pianoforte, di canto corale e di filodrammatica. Fondamentale, per la decisione del re Vittorio Emanuele III di accettare l’invito del senatore Paolo Boselli a concedere l’Ente Morale alla Lazio, fu l’iniziativa di Elvira Ballerini (proprio in questi giorni abbiamo gioito per l’annuncio della scoperta della tomba sua e dell’illustre consorte) di istituire, in piena prima guerra mondiale, un asilo nido “Lazio” nel signorile quartiere Ludovisi, gestito da signore e signorine della buona società.

In quel faticoso ’15-18, la grande sede di via Veneto divenne in tal modo il centro di tutto quel che afferiva al “mondo Lazio”. E proprio lì, in un’area densa di vita amministrativa e uffici pubblici, nacque il modello virtuoso che, oggi nel 2021, ha fatto sorgere la “Fondazione”. Un modello basato sul trinomio cultura, sport e impegno nel sociale. Ma lo sport declinato al femminile? Anche in questo campo, la polisportiva, per merito delle idee ultramoderne del presidente Fortunato Ballerini, si dimostrò all’avanguardia.

Abbiamo nota di un esperimento di “archery” e, soprattutto, sappiamo che la sala d’armi diretta dal maestro Francesco Innorta Cavi – un siciliano diplomato alla Scuola Magistrale Militare e che lanciò lo “stile Lazio” nell’arte nobilissima del dialogo cortese tra lame scintillanti – consentiva l’ingresso al gentil sesso. Di più: la prima schermitrice di qualità della SSL, Ottavia Chinzari, partecipava ai campionati sociali di fioretto; senza problemi si lasciava tranquillamente dietro qualche maschietto, non al top nelle cavazioni e nelle parate. Stralciamo dal volume “Bagliori di gloria”, in uscita a giugno. L’evento è del gennaio 1923, il luogo è la sala d’armi ai “Cappuccini”: Dopo una bella serie di assalti di scherma in cui ebbero campo di mostrare la loro virtuosità le signorine Flamini e Chinzari, oltreché tutti i forti atleti della lama, il generale Bompiani con alata parola offrì due belle medaglie d’argento, una al Capitano Chiesa e l’altra al Capitano Faccani, portando una calda parola animatrice ai giovani Laziali.

Il Faccani rispose con un impetuoso Urrà di tutta la squadra all’offerta e all’augurio. Pericoli, a nome della Sezione scherma, disse brevemente e semplicemente l’animo che spinse gli schermitori ad organizzare la riunione, la contentezza per le vittorie recenti, la certezza di più forti vittorie a venire e il proposito fermo di contribuirvi da parte degli schermitori. Chiudendo il suo dire, con un atto indovinatissimo, si strappò dal braccio il nastrino azzurro di campione di spada della Lazio, e l’offrì come zendado augurale al Capitano Faccani, fra gli applausi del pubblico. Si passò nella sala di lettura dove gli schermitori avevano imbandito un modesto e simpaticissimo rinfresco. Ivi, dopo un brindisi entusiasta del Generale Bompiani ed una rievocazione molto gradita del Comm. Montecchi, tutto fu smaltito fra gli Urrà più fragorosi.

L’orchestra intanto chiamava insistentemente alle danze, che si protrassero, animate dal caldo soffio di vita che portano ovunque i puri sportivi, fino circa alle dieci. Alle signorine Flamini e Chinzari furono offerti due bellissimi mazzi di rose, ed al Colonnello Pedrotti, che diresse gli assalti con una cortesia e bravura rarissime, fu offerto il plauso contento dei suoi compagni, voglio dire dei suoi allievi di pedana. Non vi era molto pubblico, vi era un pubblico sceltissimo e le trenta più graziose signorine della Lazio.

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